Purgatori con un testimone che racconta cose false !!! Incontrovertibilmente false, chiaramente false!!!

ll  giornalista Andrea Purgatori propone un testimone che dice cose false.

Stiamo parlando di una vicenda drammatica della nostra storia.

Dove è la deontologia professionale?

Dove è l’Ordine dei giornalisti?

Qui non si tratta di opinioni ma di raccontare fatti che sono indubitabilmente falsi e ne forniamo le prove!!!

Ecco i fatti!

Se sono capaci smentiscano quello che scriviamo!!!

LA PORTAEREI SARATOGA ERA IN PORTO.

CI SONO LE FOTOGRAFIE!!!

Si sono svolte indagini accuratissime ancora agli inizi degli anni ’90 per stabilire la veridicità delle fotografie di matrimoni che riprendevano la nave in baia a Napoli il 27 giugno 1980 ed il seguente 28. Si sono addirittura contate le maglie delle catene delle ancore per stabilire se il loro apparire e scomparire dall’acqua fosse determinato dall’ovvio movimento di una nave soggetta alle correnti o perchè la nave era salpata e riatraccata. Insomma una indagine anche sull’inverosimile per accuratezza.

[In effetti su tutte le fotografie, raccolte in album da polizia giudiziaria, è visibile sullo sfondo una unità portaerei, eccetto che sulla nr.14, delle 18.30 del 28 giugno, in cui la portaerei è probabilmente nascosta dalle figure in primo piano. Le fotografie del giorno 28, in particolare la nr. 4, 5 e 7 consentono di identificare l’unità come la Saratoga in base ai seguenti elementi: la forma della prora e della poppa; la forma squadrata e l’ubicazione dell’“isola”, quasi esattamente al centro della nave, particolare proprio delle sole portaerei della classe Forrestal, cui la Saratoga appartiene. [pag 1547 ordinanza Priore]

 

NESSUN MARINAIO DELLA SARATOGA E’ STATO UCCISO A NAPOLI.

C’E’ LA PROVA CHE SEMMAI UNO E’ STATO VITTIMA DI UNA SANGUINOSA RAPINA ma IN SPAGNA.

Nel libro di viaggio della nave relativo al 1980 c’è la fotografia in memoria del marinaio ucciso in Spagna. Negli archivi americani c’è la scheda con la descrizione dell’avvenimento insieme a quella delle migliaia di altri soldati morti in azione in tempo di guerra, o in tempo di pace per incidente od altro.

http://www.disastroustica.it/2017/12/26/purgatori-atlantide-ennesimo-falso-limpudenza-giocare-morti/

NON E VERO CHE TUTTA LA DOCUMENTAZIONE SULLA SARATOGA E’ SCOMPARSA.

C’E’ ADDIRITTURA TUTTO IN INTERNET E TUTTI POSSONO VEDERLO e LEGGERLO.

Ecco il link [https://www.navysite.de/cruisebooks/cv60-80/index.html] per smascherare la falsità insopportabile di Purgatori che si fa vedere con il Mediterrean Cruise Book 1980 dicendo che è scomparso ed introvabile

Chiunque con un minimo di deontologia, direi solo di correttezza, avrebbe dovuto tenerne conto.

E lo ripetiamo per l’ennesima volta che non servono ulteriori parole per smascherare la falsità della trasmissione Atlantide visto che fatti indiscutibili lo dimostrano.

Ma ritorniamo per l’ennesima volta

con le prove della falsità e della malafede

della trasmissione

con una aggiunta clamorosa:

LA TESTIMONIANZA DIRETTA

DEL COMANDANTE DELLA SARATOGA

AMM. JAMES FLATLEY III

——-

Tanto per cominciare Purgatori ed il suo marinaio ci dicono che a fine giugno il Capitano Flatley annuncia di aver abbattuto due Mig libici dopo che la nave è salpata da Napoli intorno a mezzogiorno.

ABBIAMO VISTO CHE LA PORTAEREI ERA  IN PORTO PERCHE’ FOTOGRAFATA, dalla villa Scipione a Posillipo, ALLE SPALLE DI UNA COPPIA SI SPOSI.

Arriviamo al massimo del fraudolento della coppia Purgatori/marinaio con questa affermazione:
il Capitano, annunciò che Gheddafi aveva tracciato una “linea della morte” immaginaria nel Mediterraneo, anche se erano acque internazionali su cui non vantava alcun diritto; ci fu detto che aveva minacciato tutti, chiunque avesse oltrepassato quella linea. Il Capitano disse che avremmo salpato le ancore e saremmo partiti quella sera stessa per attraversare la linea e vedere la reazione, per mettere Gheddafi alla prova”.

Appena prima ci ha detto che sono salpati a mezzogiorno!!!

La “linea della morte” di Gheddafi è una linea da lui stabilita e proclamata nel 1973 nel golfo della Sirte. A 1000 km da Napoli in linea diretta!!!

(Come è possibile che la Flotta Americana sia informata  il 27 giugno 1980 di essere minacciata se oltrepassa la linea rispetto ad un proclama del 1973!!!

Poi immaginate cosa ci impiega una nave che al massimo raggiunge i 30 nodi, cioe all’incirca 55km all’ora a compiere un tragitto di molto più di mille km avendo di mezzo la Sicilia).

Ecco una cartina per far capire visivamente l’assurdità del racconto.

Imbrogliare è il destino del noto giornalista, ma immaginare che tutti siamo scemi mi pare troppo!

Poi dopo che Purgatori ci ha detto l’ennesima frottola e riportato la partenza della portaerei a mezzogiorno afferma:
Quindi, secondo la testimonianza di Brian Sandlin, a bordo della Saratoga c’è un allarme preciso per le minacce del col. Gheddafi. Anzi, viene presa la decisione di sfidarlo e la portaerei salpa dal porto di Napoli. Sembra incredibile che ci siano voluti 37 anni per scoprirlo”.

RIPETIAMO PER ANDARE A SFIDARE GHEDDAFI SECONDO QUELLO CHE CI RACCONTANO LA NAVE AVREBBE DOVUTO PERCORRERE QUANTOMENO CENTINAIA DI KM PER METTERE GLI AEREI IN UNA CONDIZIONE DI SICUREZZA NEL LORO COMPITO. ED UNA SIMILE MISSIONE AVREBBE DOVUTO ESSERE ACCURATAMENTE PREPARATA DA GIORNI.

PER CURIOSITA’ IL COMANDANTE FLATLEY IL GIORNO 25 ERA IN VATICANO RICEVUTO DA GIOVANNI PAOLO II.

ERA ANDATO LI A PRENDERE ORDINI?

(la notizia si trova nel famoso libro che la ineffabile copia Purgatori/marinaio ci dice scomparso e che potete leggere su internet… da casa vostra!)

ANDIAMO AVANTI E LA COPPIA PURGATORI/MARINAIO NE RACCONTA UN’ALTRA :

Il marinaio afferma.
“Il Capitano Flatley, sempre attraverso gli altoparlanti ci informò poi che durante le operazioni di volo due Mig libici
ci erano venuti incontro in assetto aggressivo e avevamo dovuto abbatterli”.

Ed il Il suo mentore Purgatori aggiunge:
Dunque, secondo il racconto di Brian Sandlin, che se ne assume tutta la responsabilità, la Saratoga è direttamente coinvolta nella battaglia aerea al centro della quale si viene a trovare il DC-9 che sta volando verso Palermo, e sono due F-4 Phantom decollati da quella portaerei ad abbattere due Mig libici che gli volano accanto”.
Ed ancora
si nascondono nell’ombra radar dell’aereo civile decollato da Bologna”.

Dalla cartina sopra si vede che gli eventuali aerei americani, che comunque non c’erano perchè la portaerei era tranquillamente fotografata in porto, per andare verso la Libia avrebbero dovuto andare verso sud e non verso ovest e cioè verso la Spagna, cosa che avrebbero dovuto fare per arrivare nella zona del disastro.

Il Dc9 veniva da nord ed i Mig libici da dove venivano?

Tralasciando altre cose irreali arriviamo alla curiosità di far parlare, tramite lui stesso, anche il Comandante Flatley.

Ed ecco il nostro giornalista ci informa che:
il Capitano Flatley, il comandante della Saratoga, è stato formalmente interrogato due volte dai magistrati italiani; la prima volta ha detto che la sera del 27 giugno la Saratoga aveva lasciato il porto durante la notte ed era tornata la mattina del 28, più o meno all’ora di pranzo. Nel secondo interrogatorio ha invece dichiarato “ho commesso un errore, ho consultato i documenti e posso dire che non abbiamo mai lasciato il porto durante la notte; era impossibile per noi lasciare il porto solo per alcune ore”.

OVVIAMENTE FALSO
quello che Purgatori fa dire al Comandante.

MA POI CI RACCONTA DEI RADAR

E CI RACCONTA DEI FOGLI DI BORDO

DELLA SARATOGA.

CON L’INEFFABILE MARINAIO CHE SA TUTTO.

L’UNICO CASO

NELLA STORIA DELLA MARINERIA MONDIALE

DI UN MARINAIO semplice CHE SA TUTTO,

SUI DOCUMENTI,

SULLE RIUNIONI,

SULLE CARRIERE DEGLI UFFICIALI.

ALLORA VI PRESENTIAMO L’INTERA TESTIMONIANZA DEL COMANDANTE FLATLEY IN UN INTERVISTA DI 25 ANNI FA E CHE RISPONDE CON CHIAREZZA E PRECISIONE A TUTTO.

NON A CASO I MAGISTRATI PENALI DOPO 272 UDIENZE, 4000 TESTIMONI COMPLESSIVAMENTE, CONFRONTI DIBATTIMENTALI E CONFRONTI FRA PERITI HANNO SENTENZIATO CHE NON VI E STATA ALCUNA BATTAGLIA AEREA INTORNO AL DC9 ITAVIA.

Se il nostro ineffabile giornalista si fosse informato e documentato avrebbe potuto essere più chiaro nelle domande e nelle osservazioni con il suo compare marinaio.

Certo non avrebbe potuto raccontare e farsi raccontare tutte le falsità che ha raccontato

ECCO

L’INTERVISTA

TRASMESSA DALLA RAI

IL 25 NOVEMBRE 1992

AL COMANDANTE DELLA SARATOGA

AMMIRAGLIO JAMES FLATLEY III.

Semplicemente serve per capire ulteriormente come le balle infilate nel racconto di Purgatori siano colossali.

Il confronto, fra le affermazioni di Purgatori e del suo marinaio e quelle del Comandante, consente ad ogni persona dotata di buona fede di rendersi conto dei fatti.

(per testimoniare l’imbarbarimento della informazione odierna faccio notare il cosiddetto sottopancia della Rai inserito nel 2015,  quando l’intervista è stata ritrasmessa,  dove si conclude che “a detta dell’Ammiraglio si videro passare moltissimi aerei”.
L’intervista la potete leggere ed ascoltare: non lo ha mai detto).

[ Aggiungiamo per ulteriore informazione e precisazione che quando l’Ammiraglio dice di come la zona a sud di Napoli sia notoriamente molto trafficata, si riferisce al fatto che quel tratto del mar Tirreno è zona di esercitazioni aereo navali. Tanto che in tutte le istruzioni di volo dei piloti civili viene indicata come “zona di attenzione”.
Ancora e di più il 27 giugno 1980 in quella zona, nella mattinata e fino alle prime ore del pomeriggio, si svolse una esercitazione denominata “Patricia”. Quindi si sa tutto, ma proprio tutto]

ECCO IL LINK PER ASCOLTARLA

E LA TRASCIZIONE SE VOLETE LEGGERE.

http://www.teche.rai.it/2015/05/ustica-il-mistero-della-saratoga/

ECCO LA TRASCRIZIONE DELL’INTERVISTA. ( 25/11/1992)

Da qualche mese a questa parte ai tanti sospetti sulla vicenda di Ustica si è aggiunto quello dell’eventuale coinvolgimento della Portaerei Sartoga. Per anni le autorità americane hanno affermato la loro assoluta estraneità all’abbattimento del Dc9 dell’Itavia, ribadendo che la Saratoga non s’era mai mossa dalla rada di Napoli dov’era ancorata, ma alcuni giornali italiani hanno comincitato a mettere in dubbio questa versione ed a ipotizzare che lo stesso Comandante della portaerei, James Flately III, interrogato dal Giudice Priore e dai pubblici ministeri Salvi e Roselli avesse fornito una versione diversa da quella fornita dal Pentagono. L’Ammiraglio Flatley, oggi in pensione e consulente di una ditta italiana si è sempre rifiutato di comparire davanti alle telecamere, ha però acconsentito a farsi intervistare da Claudio Gatti, corrispondente da New York dell’Europeo. L’intervista sarà pubblicata sul numero in edicola domani.

Noi, questa sera siamo un grado di farvi ascoltare dalla viva voce di Flatley la sua importante testimonianza, una testimonianza che potrebbere mettere la parola fine ai sospetti di un coinvolgimento della Saratoga.

Flatley: Circa un anno fa sono stato contattato dai magistrati italiani. Volevano informazioni sulle attività e sulla posizione della Saratoga la sera dell’incidente.
In quell’occasione ho ripettuto quello che ho detto prima e continuerò a dire sempre, cioè che la sera del 27 e la notte del 27/28 giugno 1980, la Saratoga era in rada a Napoli, la Saratoga è rimasta esattamente nello stessso punto a partire dalla mattina del 23 giugno fino alla mattina del 7 luglio.

Come ho detto al giudice non c’è stata assolutamente alcuna esercitazione ne il 27, ne il 28. Mi pare comunque di aver parlato al giudice Priore di una cosidetta “fast clouse”, una simulazione che si fa senza rimuovere l’ancora in cui l’equipaggio si mobilita e fa tutte le manovre come se dovesse salpare. Ma è avvenuta qualche giorno dopo, il 2 luglio.

C’è qualcosa nella sua deposizione che possa far pensare ad un’uscita della Saratoga quella notte?

Flatley: Assolutamente niente! L’ho detto e lo ripeto, la Saratoga non si è mai mossa fra il 23 giugno eil 7 luglio. Io non ho mai detto che si è mossa e il testo della mia deposizione non può che confermarlo.

A questo punto, quello che mi auguro è che la mia deposizione nella sua interezza venga resa pubblica, almeno così si chiariranno tutti i dubbi.

La sera dell’incidente si ricorda di aver ricevuto messaggi via radio.

Flatley:Posso dire con certezza di aver saputo dell’incidente solo dai giornali, probabilmente leggendo il quotidiano militare stars and strips”.

L’ho ritenuto un tragico incidente, per nulla diverso da un qualsiasi altro incidente aereo, non c’era nessun aspetto che lo rendeva particolare.

Successivamente, qualche giorno dopo, mi ricordo di essere stato contattato da qualcuno, non ricordo se era la nostra Ambasciata a Roma, la VI flotta o la Navy che voleva sapere se i nostri radar avevano visto qualcosa.

Rispondemmo che non avevamo niente che potesse contribuire a stabilire che cosa fosse successo.

Ma in un’intervista telefonica al TG2 lei ha dichiarato di aver dato i nastri radar ad un qualche alto ufficiale della Sesta flotta oppure della Navy.

Flatley:Con il giudice l’abbiamo riesaminata insieme parola per parola e credo di essere stato in grado di screditare le interpretazioni successivamente date dalla stampa italiana alle mie parole.

Molte delle cose che ho detto a quella giornalista servivano a spiegarle come funzionano le cose a bordo di una portaerei.

La Saratoga ha molti radar, quando è all’ancora quali di questi radar rimangono accesi?

Flatley:Di solito nessun radar rimane acceso, a meno che non si faccia manutenzione, in quel caso i radar sono accesi, ma a capacità ridotta.

E quella sera erano accesi o spenti?

Flatley:Non ricordo, so solo che nel caso fossero stati accesi, non sarebbero comunque stati in grado di vedere lontano, perché operavano a capacità ridotta a fini di manutenzione.

E probabilmente non c’era nessuno davanti ai loro schermi.

Mi ricordo di aver detto alla giornalista che se i radar fossero stati accesi probabilmente avrebbero il visto il traffico aereo di quella zona solitamente piuttosto intenso.

Gli unici nastri che avevamo erano quelli delle registrazioni magnetiche di servizio. Quei nastri registravano solo i vari parametri di funzionamento dei radar, ma non quello che i radar rilevavano in ogni dato momento.

In altre parole sta dicendo che in porto la Saratoga rimaneva con i radar spenti, senza difesa radar.

Flatley:Esattamente, nel porto di un paese amico ed alleato la portaerei abbassa la guardia, a preoccuparsi della sua protezione è la nazione ospite. A Napoli quanto ad Haifa, in Israele, a fornire le difese sono i padroni di casa. La nostra unica preoccupazione è la possibilità di attacchi terroristici.

Per quel che riguarda un attacco aereo se solo pensassimo che fosse possibile in un determinato porto non ci entreremmo.Una portaerei entra in porto per rilassarsi e dentro quel porto è effettivamente senza difesa.

Altra questione controversa il libro di bordo della Saratoga. Ben 5 turni di guardia di quel 27 giugno 1980 risultano stati trascritti dalla stessa mano come se qualcuno li avesse ricopiati.

Flatley:A bordo della Sarartoga per motivi di leggibilità tenevamo spesso una brutta copia del libro di bordo e una bella copia. Evidentemente quel giorno la stessa persona ha ricopiato in bella i rapporti di 5 turni consecutivi. Guardando al libro di bordo di quei 2 mesi ho notato che in altre 16 occasioni la stessa mano ha scritto 2 turni di fila, ed in una occasione ne ha scritti 3.

2 pensieri su “Purgatori con un testimone che racconta cose false !!! Incontrovertibilmente false, chiaramente false!!!”

  1. Ho motivi per concordare perfettamente su quanto scritto da Eugenio Baresi (voce che grida nel deserto?). Ritengo che andrebbe fatta una indagine per capire le motivazioni di tanto accanimento mediatico su quella tragedia. Certamente sono ragioni politiche e finanziarie. C’è chi cerca di screditare un Governo asservito agli americani ipotizzando le più deplorevoli, forzate e immaginarie nefandezze, e c’è chi, dall’alto della nostra politica estera, ha cercato di evitare la suscettibilità di Gheddafi nel sentirsi indagato o appena nominato in tale frangente. Non solo, come succede in tutte le disgrazie, c’è sempre qualcuno che ha cercato e cerca di farne lucro.
    Mi sorprende l’ignoranza tecnica e la sprovvedutezza giornalistica di tutti quelli che hanno agitato il torbido della vicenda. Gli archivi Nato dopo 30 anni declassificano i documenti Nato-Secret ai quali si può accedere. Ed è pure altrettanto importante accedere all’archivio Andreotti per sapere la qualità delle relazioni diplomatiche e finanziarie del suo dicastero verso la Libia. Come andavano d’accordo petrolio e partito? Perché la Farnesina scrive al Segretario della Nato (esercitazione wintex ’84) di evitare il coinvolgimento della Libia nelle future esercitazioni a livello governativo? (basate su situazioni inventate esposte su telegrammi “Segreto Nato per esercitazione”, effettuate all’interno di un unico edificio a Bruxelles, super blindato). Perché quella sciocca paura, quella sudditanza politica mostrata dalla Farnesina nei confronti del leader libico? Quali interessi si doveva proteggere? Perché nelle indagini non si è mai seguita una pista libica? E perché nessuno ha mai spiegato perché l’aereo Itavia sia decollato con 117 minuti di ritardo?
    Mi fa meraviglia che persino il Presidente Cossiga si è mosso nel torbido. Ha affermato che secondo lui è stato un aereo francese incaricato di abbattere Gheddafi. Nessuno però ha mai detto come mai Gheddafi si trovasse all’estero, dove e quando e quali i preparativi per colpirlo. Ma dov’era Gheddafi? A casa sua? o ha mandato in giro una sua controfigura? Come poteva sapere l’Intelligence francese che lì, ci doveva essere Gheddafi? Non è stata forse più professionale la mafia quando ha voluto colpire Falcone? Le balle che si sentono e si leggono sono sovente manifestazione di ignoranza ma anche di finalità immorali. Questi supponenti inventori e manipolatori del vero, sono riusciti a disorientare pure se stessi. Eppure la verità è già stata quasi del tutto espressa ma nessuno se ne è accorto.
    Ustica continuerà a far parlare di sè. La tesi bomba a bordo è tecnicamente inconfutabile ma il perché di quella è ancora oscuro. Occorre aprire piste tutt’ora inesplorate. Probabilmente il mandante è già defunto e le motivazioni, perdute.

  2. Pingback: La dignità dei militari – Fatti e Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *