https://uppress.it/2017/01/25/ustica-storia-e-controstoria-di-un-mistero-italiano/
Sarina Biraghi – 37 anni fa ci fu la strage di Ustica, il disastro aereo costato la vita a 81 persone – fra piloti, hostess e passeggeri (tra cui dieci bambini e due neonati) – che venerdì 27 giugno 1980 si trovavano a bordo del Dc-9 Itavia in volo fra Bologna e Palermo. Una voce fuori dal coro su quella sciagura è quella di Eugenio Baresi con il suo “Ustica. Storia e Controstoria” (Koinè Nuove Edizioni).
Il libro, attraverso documenti, sentenze, testimonianze, si pone come obiettivo quello di fare chiarezza su una strage ma soprattutto quello di riportare il dibattito ai fatti e non alla propaganda che ha prevalso in questi anni.
Già sindaco di Ghedi (dove esiste una delle più importanti basi aeree militari d’Italia), Eugenio Baresi da deputato è stato segretario della Commissione bicamerale di indagine sul Terrorismo e le Stragi della dodicesima legislatura: un ruolo che gli ha permesso di guardare «dentro» alcuni misteri della storia patria. Compresa la strage di Ustica.
Per quella sciagura rimasta senza colpevoli e che a lungo ha diviso l’opinione pubblica italiana nel gennaio 2016 il tribunale civile di Palermo ha condannato i ministeri della Difesa e dei Trasporti a risarcire con 12 milioni di euro 31 familiari delle vittime. I giudici siciliani hanno stabilito che il disastro fu causato con «elevata probabilità» da un missile o da una «quasi collisione» con un velivolo non identificato, in linea con le prime ipotesi processuali del giudice Rosario Priore poi smentite da tre gradi di giudizio penale.
Secondo Priore il Dc-9 fu abbattuto nel corso di una battaglia aerea e la sua rotta era stata disturbata da caccia militari di Paesi tuttora da identificare, tesi simile a quella del film «Ustica» del regista Renzo Martinelli, definita da Baresi “niente di più improbabile”.
L’autore invece è convinto, come lo sono molto esperti, soprattutto stranieri, che hanno fatto le perizie, che a bordo del Dc9 ci fosse una bomba. E se si è parlato tanto del volo, del mare, di altri velivoli italiani ma anche francesi e libici, nessuno ha mai indagato sull’aeroporto di partenza, Bologna, da cui il Dc9 si è alzato in volo con due ore di ritardo. Nel suo libro si leggono spesso le parole “convenienza”, perniciosa copertura, fantasia per coprire la realtà…malgrado 1 milione e 750 mila pagine di sentenze e malgrado ci siano ancora le carte secretate che il governo non si decide a pubblicizzare.
Secondo Baresi, oltre al ruolo dell’informazione, “spesso fuorviante”, la giustizia penale “ha dimostrato che la verità spesso va contro gli interessi economici e quindi è meglio non farla venir fuori”.
A parte le tante incongruenze, dal relitto dell’aereo che il governo non voleva recuperare per mancanza di fondi ai risarcimenti chiesti su sentenza personale di un avvocato di Bronte e dati anche a due figlie di secondo letto di un uomo risposato che aveva perso la moglie nell’incidente, a una giustizia in cui non vale il “ne bis in idem”, come stabilito dalla legislazione, ovvero il principio che lo stesso fatto non possa giudicarsi nuovamente sulla base degli stessi elementi senza che vi siano motivi sostanziali forniti dalla conoscenza di nuove prove, quello che appare troppo evidente è il silenzio complice a non far emergere una verità univoca, utile anche per far compredere alle nuove generazioni i fatti del recente passato, le ragioni, le decisioni e soprattutto le conseguenze di certe scelte.
Baresi, che ha scritto questo libro dopo aver chiesto a tante persone come era caduto l’aereo di Ustica e tutti avevano risposto per un missile, si batte alla ricerca di un’unica verità, senza necessariamente sapere chi è stato il colpevole.
Un colpevole che pure è stato più volte ipotizzato e che durante la presentazione del libro, presso la Borri Book della Stazione Termini a Roma, è stato tirato fuori al tavolo della conferenza da Francesco Pazienza, lobbysta, faccendiere, braccio destro di Gelli, capo del Super Sismi, sicuramente un protagonista dell’inquietante stagione degli anni ’80, il cui nome è legato a Banco Ambrosiano, ai Servizi segreti, l Sismi in particolare, alla massoneria, ai rapimenti fino al terrorismo.
Protagonista anche della trattativa tra Stato italiano e terrorismo palestinese, trattativa fatta direttamente con Arafat e Abu Jihad vanificata poi dall’avvento al governo di Giovanni Spadolini decisamente filoisraeliano.
Secondo Pazienza, che fu condannato per depistaggio sulla strage di Bologna, sia sulla bomba della stazione sia sull’aereo di Ustica ci sono le mani di Gheddafi, all’epoca infastidito dall’accordo siglato dall’Italia con Malta che in qualche modo voleva sottrarsi al potere del rais della Libia.
“Ustica. Storia e Controstoria” di Eugenio Baresi per sapere qualcosa di più su uno dei tanti misteri italiani.
