07.11.2016 – FIRENZE: Relazione dell’esperto aeronautico Franco Bonazzi

Convegno Strage di Ustica 

La maggior parte delle storie su Ustica che sentiamo o che leggiamo sono basate solo su una metà, e anche meno, dei fatti emersi e discussi su tutta la vicenda.

Ciò che è stato detto, ad esempio, qui un mese fa è solo una parte dell’intera storia della vicenda di Ustica, perché è basato solo su ciò che è stato scritto fino al 1999 nell’ordinanza di rinvio a giudizio di Priore, e nemmeno su tutto… ma solo su ciò che mirava a sostenere determinati scenari.

Non si parla mai di tutto ciò che è emerso dall’inchiesta tecnica – e mi riferisco ai collegi peritali d’ufficio, quelli nominati dal giudice istruttore Priore – oppure a ciò che è emerso nei sei anni successivi, nel corso dei procedimenti penali quando tutte le evidenze e le opinioni sono passate attraverso il vaglio dibattimentale… Tutto questo non viene mai raccontato nella sua interezza.

Così è stato anche il mese scorso, quando era stata tenuta la “Parte Uno” di questa conferenza con la partecipazione di Daria Bonfietti, Rosario Priore, Andrea Purgatori e Renzo Martinelli.

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La S.ra Bonfietti ha affermato che i periti del giudice dicono che la verità sostanziale è quella di un missile … anche se, continua la S.ra Bonfietti, “…tutto ciò è ancora da dimostrare in termini tecnici scientifici”. Così ha detto!

Ciò non è vero, perché i periti del giudice (collegio Misiti) avevano attribuito le cause ad un’esplosione interna come l’unica tecnicamente sostenibile, ed avevano respinto tutte le altre ipotesi: missile, collisione con un altro aereo, quasi collisione e cedimento strutturale.

Sarà stato un lapsus…?

Ma ora sostengono che è stata una collisione e non più un missile… a dir poco c’è una certa confusione…!

Anche il giudice Priore parla ora di collisione…

Non si comprende la sua mutevolezza di pareri circa le cause che hanno distrutto il DC-9. Nella sua Ordinanza del 1999 (p. 3741 e 4948) attribuiva la causa ad una quasi collisione… non era sicuro se si trattava di un aereo in scia oppure di un aereo che proveniva lateralmente, ma era comunque una quasi collisione, quella ipotizzata dal Prof. Casarosa, che Priore ha definito “uno dei suoi migliori periti”, il quale però respingeva fermamente la tesi del missile.

Negli anni successivi passò dalla quasi collisione al missile, un missile particolare che non sparava schegge, ma faceva un gran botto tale da sfasciare il DC-9. Si associò anche alla tesi del Presidente Cossiga quando fece quella clamorosa dichiarazione che ad abbattere il DC-9 erano stati i caccia francesi con un missile Blast…

Ora pare che sia passato ad una nuova tesi, quella che a provocare la caduta del DC-9 sia stato un aereo americano che è andato a sbattervi contro. Cioè lo scenario del film di Martinelli.

Da tener presente che tutto questo è avvenuto senza che siano state effettuate nuove indagini, senza che ci siano state nuove scoperte. È più che lecito cambiare parere, purché avvenga a fronte di fatti nuovi… e questi non ci sono stati.

Devo anche confessare qualche perplessità quando l’ho sentito affermare:

“…mi lascio affascinare da un’interpretazione che dura per un certo numero di anni, ma poi mi viene in certo senso di presentare un’altra interpretazione e mi convinco di questa nuova. Cioè le interpretazioni più nuove hanno su di me un impulso piuttosto deleterio…”. Non aggiungo commenti.

Priore, nella conferenza del mese scorso, ha anche parlato di un battello di salvataggio con stampigliati i numeri della Saratoga che sarebbe stato recuperato nella zona dell’incidente, dice anche che …dai dati radar emerge con chiarezza che da … questo battello di salvataggio… è stata presa una persona e portata su con una specie di verricello fino all’aereo che era venuto in soccorso”.

Evidentemente, non si è ricordato che lui stesso aveva scritto nella sua Ordinanza che questo battello era in realtà … un giubbotto salvagente su cui erano sì stampigliate le sigle “CV60 UB4 DECU”, dove CV-60 è la sigla della Saratoga, (ordinanza p. 59, 110, 1599) e che non era neppure aeronautico, ma marittimo. Una bella differenza da un battello a un salvagente!

E a proposito dei dati radar che mostrano un aereo – facciamo pure che si tratti di un elicottero – che recupera una persona dal mare, siamo nella pura fantasia per due motivi, 1) che non esiste in nessuna delle perizie questa traccia radar e, 2) che nessun radar sarebbe stato in grado di vedere questo aereo che operava a bassa quota in mezzo al Tirreno.

Ecco come è facile creare scenari inesistenti…

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Anche Purgatori ha trattato molti argomenti dato che segue Ustica dal giorno stesso in cui è avvenuta la tragedia.

Vorrei commentarne alcuni…

Il primo è quello che riguarda l’incontro tra il TF-104 di Grosseto e il DC-9 Itavia. A bordo del 104 c’erano due piloti dell’Aeronautica ormai noti perché sono periti nel disastro aereo di Ramstein (1988) con le Frecce Tricolori, i cap. Naldini e Nutarelli.

Innanzitutto, si trattava della versione biposto da addestramento e disarmato e non dell’intercettore F-104S come spesso afferma.

Secondariamente, i due aerei – TF-104 e DC-9 – non sono mai stati a meno di 15 km l’uno dall’altro, con il 104 ben 2500 metri più alto del DC-9.

In quelle condizioni i piloti sarebbero stati a malapena in grado di vedere il DC9 in distanza, meno che meno di identificarlo e scoprire i presunti aerei nascosti. Tutto ciò che è stato detto dopo sono illazioni, a cominciare dalla “manovra triangolare” e dal “pulsante del microfono premuto senza parlare” che dovevano indicare “emergenza massima”.

È assolutamente non vero! Nelle traiettorie dei TF-104 elaborate e verificate dai periti del collegio Dalle Mese, di cui Priore si fida, non figura alcun percorso triangolare, semplicemente non c’è. E poi questo percorso servirebbe esclusivamente per segnalare alle stazioni radar a terra che la propria radio è in avaria. Nulla di più.

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È divenuta una tesi consolidata che ci fosse la presenza di aerei attorno al DC-9, quegli aerei che ne avrebbero provocato la caduta.

Vorrei, però, sapere come si concilia questa presenza con le conclusioni dei periti di ufficio Dalle Mese, Donali, Tiberio, – quegli stessi periti di fiducia di Priore (che diceva di non fidarsi del precedente collegio Misiti che lui stesso aveva nominato) quando affermano che:

“… in una area di circa 50-60 miglia intorno al luogo dell’incidente sia i sistemi radar della difesa aerea che quelli civili non evidenziano tracce di altri aerei significativi per l’incidente”

(relazione Dalle Mese del 16 giugno 1997, Parte IX, conclusioni e risposte ai quesiti, pag. 7)

E non si può neppur dire che i nastri radar fossero stati manipolati, perché sono gli stessi periti ad affermare anche che “…l’ipotesi di copiatura dei nastri non implica che gli stessi siano stati manipolati.” E aggiungono “…Da quanto risulta nella relazione Misiti, da quanto emerso negli incontri avuti con gli esperti NATO, da quanto il collegio peritale ha potuto appurare esaminando in dettaglio i tabulati ottenuti dai nastri, sono state riscontrate evidenze tecniche che escludono una manipolazione dei nastri.”

Ma non solo, scrivono anche che “…il collegio peritale ritiene comunque che i dati disponibili possano consentire di tracciare uno scenario radar attendibile(sempre nella relazione DDT del 16.6.1997, Parte 2, analisi sull’attendibilità dei dati, pag. 27 e 34)

Se però ci fossero altre informazioni attendibili a dimostrazione della presenza di altri aerei, ebbene, vengano mostrate.

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Prendiamo un altro esempio: quello degli aerei da caccia libici che effettuavano la manutenzione in Jugoslavia e percorrevano l’Italia per lungo… È una pura invenzione per poter sostenere che c’era un aereo nascosto in scia al DC9.

Gli aerei libici si trasferivano regolarmente e legalmente dalla Libia alla Jugoslavia e viceversa passando dallo stretto di Otranto e mantenendosi nello spazio aereo internazionale.

Era tutto legittimo e il nostro sistema di difesa aerea ne era al corrente. Ogni tanto venivano anche intercettati per un controllo dai nostri caccia di stanza a Gioia del Colle e tutto finiva lì.

Perché mai si sarebbero dovuti complicare la vita facendo l’”aero-stop” con aerei civili sconosciuti? Per di più allungando il percorso di un buon terzo, da 760 a 1100 miglia.

Sarebbe stato da cretini passare sul territorio Italiano.

Ma aggiungo, se anche i libici avessero voluto seguire il percorso più lungo passando sul territorio italiano, avrebbero potuto chiedere, ed ottenere, regolari autorizzazioni per le vie diplomatiche dato che tra i due paesi non vi era alcuno stato di belligeranza.

Ed è quello che facevano con gli aerei da trasporto C-130 per andare e venire da Venezia.

Da ribadire, comunque, che nessun dato radar poté dimostrare la presenza di un aereo nei pressi del DC-9 nei circa 600 km percorsi in 35 minuti tra Firenze e Ustica, né che un aereo si sia avvicinato al DC-9 per inserirsi nella sua scia, né che vi si sia allontanato.

Ma, ancora più importante, è il fatto che in quei 35 minuti il DC-9 ha incrociato a distanze ravvicinate, sulla stessa aerovia, qualche decina di aerei di linea i cui equipaggi avrebbero inevitabilmente visto la presenza del tutto inusuale di uno o più aerei militari in prossimità di un aereo di linea, ed avrebbero tempestivamente segnalato il fatto all’ente di controllo del traffico.

Le condizioni meteorologiche erano ottime e il sole, a quelle quote, illuminava ancora perfettamente la scena.

Non risultano segnalazioni in tal senso, anzi ci sono dichiarazioni esplicite di equipaggi che affermano che non c’erano aerei in scia agli aerei di linea incrociati.

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Riferendosi all’ipotesi di esplosione di una bomba, Purgatori la esclude perché, secondo lui, non sarebbe potuta esplodere “…lasciando intatta sostanzialmente la toilette, cioè il water e il lavandino”.

Queste sono le foto del lavandino recuperato dal fondo del mare: lascio a voi decidere se sia intatto o meno:

  

Per quanto riguarda la tavoletta del water, ricordo che anche nelle prove di esplosione su simulacri di toilette condotte dal collegio Brandimarte (Relaz. 14 aprile 1994, pag. 33/5) al balipedio di Ghedi nel 1993, su tre prove effettuate, in ben due di queste la tavoletta del water è uscita indenne. Si sa che le esplosioni hanno comportamenti strani.

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Il perito Taylor

Al di là del sarcasmo insistente che avvolge tutto il discorso di Purgatori, non si comprende il suo astio particolare nei confronti di Taylor, uno degli 11 periti della commissione Misiti, e che manifesta ad ogni occasione; già nel 2000 lo criticava in modo acerrimo.

Ora lo accusa di chissà quali misfatti nell’inchiesta di Lockerbie.

Purgatori dimentica però che Frank Taylor non ha mai fatto parte della squadra investigativa di Lockerbie e lui stesso l’ha sempre specificato a fronte di semplificazioni giornalistiche. Il suo contributo a quell’indagine si era limitato a calcolare al computer dell’Università di Cranfield le traiettorie di caduta delle varie parti dell’aereo PanAm.

Inoltre, Purgatori dovrebbe anche sapere che nel Regno Unito gli investigatori degli incidenti aeronautici si limitano a determinare le cause tecniche, mentre il compito di trovare i colpevoli è devoluto alla polizia, per cui Taylor non avrebbe comunque mai avuto a che fare con la ricerca dei colpevoli di Lockerbie!

Si ha più l’impressione di un tentativo di delegittimare Taylor professionalmente, essendo stato il membro più qualificato in incidentistica aeronautica della commissione Misiti.

E a proposito dei vari scenari di battaglie aeree, è proprio vero ciò che i giudici d’appello scrissero nella loro sentenza del 2005 (pag. 115-116), poi confermata in Cassazione, e cioè:

“…Tutto il resto è fantapolitica o romanzo che potrebbero anche risultare interessanti se non vi fossero coinvolte ottantuno vittime innocenti.

… …

Tutto il resto, non essendo provato, è solo frutto della stampa che si è sbizzarrita a trovare scenari di guerra, calda o fredda, un intervento della Libia, la presenza sul posto del suo leader Gheddafi e così via fino a cercare di escogitare un (falso) collegamento con la caduta di un aereo Mig di nazionalità libica avvenuto in data successiva.”

E scrissero anche che già la Corte di 1° grado, riferendosi a dichiarazioni da parte dei vari testi sui movimenti di aerei, aveva escluso “…che tali movimenti, pur se vi fossero stati, abbiano interessato il volo dell’aereo ITAVIA… e che …nessun velivolo – a parte le tracce dei due plot del vecchio radar Marconi su cui è stata costruita tutta l’impalcatura dell’Accusa – risulta aver attraversato la rotta dell’aereo ITAVIA non essendo stata rilevata traccia di essi dai radar militari e civili le cui registrazioni sono state riportate su nastri, da tutti unanimemente ritenuti perfettamente integri.

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Parliamo ora dello scenario proposto dal film di Martinelli

È stata creata una tesi buona solo per un film d’azione, tipo “Mission Impossible”! Ma è semplicemente assurda, oltre che impossibile da realizzare…

Dalle nostre parti non ci sono piloti suicidi, per cui il pilota si sarebbe dovuto lanciare almeno 3-4 secondi prima della collisione, cioè a 600-700 metri di distanza dal bersaglio… puntando il proprio aereo verso un “punto futuro”, cioè verso quel punto virtuale davanti al DC-9, pari alla distanza che avrebbe percorso in quei 3-4 secondi… (trucco ben noto ad ogni cacciatore!).

Non tiene però conto che il pilota, per lanciarsi, doveva necessariamente lasciare i comandi e ben difficilmente in una manovra del genere l’aereo avrebbe mantenuto la stessa traiettoria…

È uno scenario inventato da chi non conosce nulla non solo di aerei, ma neppure di fisica elementare.

Ed è così che sono stati costruiti tutti questi scenari immaginari, lontanissimi da ogni possibile realtà: però sono affascinanti per il pubblico, così come era affascinante “Mission Impossible”.

Ci dimentichiamo anche che, se ci fosse stata questa collisione, si sarebbero trovate tracce di questo aereo sia tra i rottami del DC-9 in fondo al mare, incastrate nella sua struttura, o in altre parti di quell’area che è stata ispezionata palmo a palmo e dove è stato trovato di tutto. Invece niente, nessuna traccia riconducibile a un altro aereo. Analogamente all’assenza di tracce di missili.

Per questo l’ipotesi di collisione, anche fortuita, fu categoricamente scartata da tutti i periti, e anche dal Giudice istruttore, nonché dai giudici del processo penale.

Un altro aspetto che non sta in piedi è quel presunto aereo o elicottero che orbita per 15-20 minuti sul mare per recuperare il pilota: non esiste alcuna traccia radar di questo elicottero, anche perché alla bassa quota a cui avrebbe dovuto operare nessun radar avrebbe potuto vederlo… Come si fa a sostenere un fatto senza alcuna evidenza?

Martinelli nel suo film ha tirato in ballo anche il Mig 23 che era caduto in Sila. Non è il solo che non tiene conto che la connessione tra quell’incidente e la caduta del DC-9 si è dissolta nel 2003: furono gli stessi Pubblici Ministeri a proporre alla Corte, a conclusione della propria requisitoria, la cancellazione di quel capo d’accusa per gli imputati perché il “fatto non sussiste”. Probabilmente non furono felici, ma lo fecero…! (Udienza 19 dicembre 2003, pag. 136)

Anche la Corte d’assise riconobbe la mancanza di collegamento con il disastro. (Motivazioni sentenza 1° grado, pag. 197)

Era così crollato tutto il castello costruito negli anni sia dal Giudice istruttore che dai media per far coincidere i due eventi al 27 giugno.

I testimoni seri erano stati considerati non attendibili, mentre furono considerati credibili altri testimoni che raccontavano cose che non potevano essere accadute nei modi descritti come, ad esempio, quel testimone che si vede sulla spiaggia della Calabria nel film di Martinelli, che vide un aereo inseguito da altri due, e tutti e tre sparavano, compreso quello che era inseguito (!).

Ma nessuno si rende conto che il fatto descritto sarebbe avvenuto – in base alla testimonianza e con riferimento al sole ancora sopra l’orizzonte – ben 40 minuti prima che il DC-9 cadesse a 250 km di distanza… ma Priore lo considerò attendibile…!

È chiaro che si voleva a tutti i costi associare il Mig libico al DC-9 Itavia e lo vediamo dalla frase scritta da Priore nella sua Ordinanza di rinvio a giudizio (pag. 4345), ove dice …qui in Italia, nessuno Stato Maggiore, nessuna Amministrazione o Governo s’è mai deciso a dire la data esatta di caduta del MiG”. L’aeronautica, e non solo, avevano sempre detto che il Mig era caduto il 18 luglio, ma erano altri che non volevano che così fosse…!

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Per concludere, voglio mostrare questa foto che ritengo emblematica di ciò che è accaduto al DC-9 Itavia.

Non riesco a immaginare come un missile che crea solo un’onda d’urto – ammesso che esistesse – o un aereo che non ha lasciato traccia alcuna e il cui pilota è rimasto indenne, avrebbero potuto creare questo tipo di danno.

E se guardiamo questa tabella riassuntiva nella quale a sinistra sono riportate le evidenze tecniche irrefutabili e a fianco le compatibilità con le varie ipotesi di causa, si nota che solo per l’esplosione interna vi è compatibilità con tutte le evidenze.

 

Potrei continuare fino a domani e dimostrare, documenti alla mano, che non c’è mai stata alcuna battaglia aerea, non ci sono mai stati aerei nascosti sotto al DC-9, e sono state raccontate moltissime bugie.

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