LA STRAGE DI USTICA
I giudici ci fanno perdere 500 milioni
Due sentenze opposte, una civile e l’altra penale, hanno creato un’impasse burocratica che penalizza tutti.
Lo Stato non può chiedere i risarcimenti all’Alleanza atlantica, gli italiani sono costretti a pagare di tasca loroImbarazzi e preoccupazione.
di IGNAZIO MANGRANO
La presentazione del libro “Ustica. Storia e Controstoria” (Koinè Nuove Edizioni) di Eugenio Baresi, ex segretario della Commissione terrorismo e stragi, non è passata sotto silenzio nei palazzi del potere.
E’ stato denunciato come si corre il rischio che i cittadini siano costretti ad assumersi una enormità di oneri che invece non dovrebbero essere posti a loro carico se tutte le autorità dello Stato avessero fatto il loro “dovere”.
Il libro ripercorre la vicenda del Dc9 della Compagnia Itavia, precipitato ben 36 anni fa nei cieli di Ustica causando 81 vittime, fornendo una ricostruzione che riporta alla contraddizione delle due sentenze divaricanti fra magistratura penale e civile.
Con una scansione di fatti e documenti molto precisi mostra come un enorme lavoro della magistratura penale con un processo durato anni in 272 udienze, 4000 testimoni, impegnativi confronti in aula di periti e incalzanti interrogatori dei pubblici ministeri abbia infine portato alla sentenza della Cassazione Penale che non vi è stata alcuna battaglia aerea a determinarne la sua caduta.
Ma per contro vi è un giudizio civile che invece ha stabilito la battaglia aerea e addirittura indica in un missile la causa dell’abbattimento. Questo giudizio si basa sulla “personale opinione del giudicante” in 4 udienze e con 4 atti documentali presentati.
La legge consente una simile diversa determinazione, ma nel convegno è emerso come la logica richiede invece che un fatto sia univocamente stabilito se è esistito o se non è esistito.
Soprattutto se centinaia di milioni di euro devono essere posti a carico dei cittadini italiani già così tanto tartassati.
Infatti il giudizio civile trascina e determina una enormità di risarcimenti che lo Stato Italiano dovrebbe pagare a vari attori (Compagnia Itavia in fallimento, eredi della proprietà Itavia, famigliari delle vittime).
Quasi mezzo miliardo di euro!
Il fatto grave e incredibile è che la mancanza di logica di queste sentenze porta ad una situazione in base alla quale lo Stato Italiano non può avvalersi della facoltà di chiedere alla Nato, l’Alleanza Atlantica, alcun risarcimento seppur vi siano trattati internazionali che lo consentono.
Insomma: lo Stato dovrebbe utilizzare proprie risorse per pagare risarcimenti in base ad una sentenza civile. Tali soldi potrebbe farseli dare dalla Nato, ma un’altra sentenza penale non lo consente perché per lei non è accaduto quello che invece per la sentenza civile è accaduto.
Non può essere disattesa la garbata richiesta, dell’ex deputato e autore del libro, l’on. Eugenio Baresi, rilanciata con perentoria voce dal sen. Carlo Giovanardi, che i cittadini italiani per l’ennesima volta non siano costretti a subire un enorme danno economico per colpa di incapacità, convenienze e infine per i silenzi complici della politica.
Soprattutto e ancor più perché è emerso come sia stato proprio l’attuale Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, quando era Ministro della Difesa a sottolineare questo fatto.
Ancora nel novembre del 2000, in Senato, l’allora ministro richiamava l’obbligo che fosse necessaria una sentenza della magistratura penale per mettere il Governo nella condizione di chiedere il rispetto dell’art 8, paragrafo 5 della Convenzione di Londra del 1951 ai Paesi alleati.
In quell’anno l’unico provvedimento era la ordinanza sentenza, oggi si chiamerebbe rinvio a giudizio, del giudice istruttore Rosario Priore che aveva innescato il processo conclusosi poi con la determinazione dell’insussistenza di una battaglia aerea.
Questo, fa notare incidentalmente l’on. Eugenio Baresi, è tra l’altro l’ennesima dimostrazione di come l’informazione abbia dato notizie non precise, e lui aggiunge non corrette, ai cittadini.
Si è sempre affermato che il giudice Priore avesse emesso una sentenza mentre aveva solo scritto le sue opinioni, il rinvio a giudizio, che hanno determinato un processo nel quale sono state categoricamente smentite.
Oggettivamente già allora il Ministro della Difesa Sergio Mattarella affermava praticamente la stessa cosa indicando la necessità che vi fosse il pronunciamento definitivo dei tribunali penali.
Ma ritornando ai risarcimenti Baresi e Giovanardi evidenziano come oggi diventa determinante un intervento delle massime autorità dello Stato che facciano chiarezza, rendano disponibili tutti gli atti, anche quelli secretati, e portino ad una verità univoca e condivisa come tra l’altro ha auspicato lo stesso Presidente della Repubblica.
Far finta di nulla sarebbe l’ennesima beffa, oltre al danno, per i cittadini italiani che si vedrebbero sottrarre somme ingentissime quando se tutto si fosse fatto in modo lineare, corretto e serio non avrebbero dovuto averne alcun gravame.
Non è oggettivamente cosa da poco perché un Governo, quello di Enrico Letta, non ha consentito alla Avvocatura dello Stato di appellarsi in uno dei procedimenti civili che hanno portato a questa situazione.
Districarsi è doveroso perché nelle enormi difficoltà economiche che tutti affrontano buttare enormità di soldi pubblici sarebbe davvero incomprensibile.
Ad oggi siamo già a 346 milioni di euro e ne mancano ancora quasi altrettanti.
Insomma un bel guazzabuglio dal quale per fortuna i parenti delle vittime sono comunque indenni perché una legge dello Stato ha stabilito per loro un indennizzo di 200 milioni oltre ad un vitalizio che oggi ammonta a 1836,00 euro netti al mese e ad altre provvidenze, qualsiasi sia la causa del disastro.
