23.11.2016. LaVerità: “La commissione Moro prende sul serio la pista dei palestinesi”.

TRAME DA SVELARE
La commissione Moro prende sul serio la pista dei palestinesi
Per Fioroni “i rapporti tra Italiae arabi gravano sugli eventi dal 1976 in poi”: morte del leader dc, Ustica, strage di Bologna
di IGNAZIO MANGRANO

Finalmente qualche cosa si dice nella palude del silenzio che ha condannato il nostro Paese a vivere di sospetti e misteri irrisolti.
“Il nodo dei rapporti fra Italia e palestinesi è il macigno che per preoccupazioni interne, per preoccupazioni internazionali, per preoccupazioni di intelligence, grava su tutte le vicende complicate che dal ’76 in poi riguarderanno l’Italia”.
Affermazione molto netta e precisa che l’on. Giuseppe Fioroni, Presidente della Commissione d’indagine sulla vicenda Moro, ha fatto partecipando a Brescia alla presentazione del libro “Ustica. Storia e Controstoria” scritto da Eugenio Baresi, ex segretario della Commissione terrorismo e stragi nella XII legislatura.
Un ulteriore “uno due” evidente e chiarissimo rafforza la verità mai raccontata: “Questo aspetto ha gravato su tutte le indagini e su tutte le azioni fatte in quel periodo” e così le “cose dette all’interno del libro ti danno la capacità di leggere quello che può essere accaduto”.
La nettezza delle parole chiarisce come la vicenda ed il ruolo dei palestinesi raccontato e sviluppato per spiegare Ustica sia fondamentale, ma non solo per quel caso.
Un collegamento certificato da indagini che la Commissione Moro ha sviluppato seguendo piste indagate 38 anni dopo quel periodo e che mai prima erano state seguite.
Risulta legittimo chiedersi come mai non siano state investigate, ma anche a questa domanda Fioroni risponde in modo netto: “quando nella vicenda si impattavano responsabilità palestinesi queste venivano guardate con tanta attenzione… che non c’era mai la prova evidente”.
Fioroni cita documenti precisi e fatti circostanziati.
Fa emergere una situazione che trova giustificazione nel legittimo tentativo di tener fuori l’Italia dal terrorismo palestinese, avendo già il nostro Paese drammatiche prove con il terrorismo interno di destra e di sinistra.
Per capire sono sufficienti le citazioni testuali di due informative del residente il nostro servizio segreto a Beirut, il colonnello Giovannone, al suo direttore del SISMI, datate 17 febbraio 1978, pomeriggio, e 18 febbraio 1978, mattino.
Si legge in sequenza come “il mio informatore abituale George Habash mi ha riferito che in una riunione di terroristi europei (decriptato Brigate Rosse e Rote Armee Fraktion tedesca) è stato ipotizzato un attentato che possa riguardare l’Italia”; ed ancora “Habash mi prega di non muovermi perché mi farà avere ulteriori informazioni continuando loro nel costante impegno per evitare a qualunque titolo attentati terroristici in Italia”.
Tutti sappiamo che pochi mesi dopo, nonostante tutto, avvenne il sequestro e l’uccisione di Moro.
Ma questo spiega anche come mai dal covo dei brigatisti scoperto con numerosi documenti manchi tutta la documentazione relativa al rapporto fra servizi segreti italiani e palestinesi.
Il legittimo tentativo che Fioroni evidenzia e la contemporanea collaborazione che emerge porta anche a supporre che se i palestinesi prevengono atti terroristici o si impegnano a non farli avranno per forza avuto qualche cosa per loro.
Il periodo che trova in Ustica e nella successiva strage di Bologna i drammi più evidenti è quello nel quale questo “qualcosa per loro” non trova risposta.
Infatti nel novembre del 1979 il rappresentante in Italia, e residente a Bologna, del Fronte popolare della liberazione della Palestina del già citato George Habash viene arrestato con due missili antiaereo Strela e viene condannato rapidamente a sette anni di carcere.
Si sviluppò subito un enorme contenzioso, pubblico e nascosto, con il fine che venisse liberato.
Di quei primi mesi del 1980 è un’altra forte lite con la Libia di Gheddafi, protettrice di Habash, per questioni inerenti Malta, che veniva sottratta alla influenza libica dagli accordi che stava per sottoscrivere con l’Italia. La firma avvenne il 2 agosto 1980.
Due problemi enormi!
Risultato è che il 27 giugno 1980 cade il Dc9 ad Ustica ed il 2 Agosto avviene l’attentato alla stazione di Bologna.
Alla fine di quell’anno il palestinese venne liberato.
Abbiamo visto che trasportava armi.
Cosi ancor a riprova delle affinità si scopre che il filone del traffico di armi indagato nella vicenda Moro, e che si può raccontare oggi proprio per le approfondite indagini della Commissione stessa, vede un collegamento fra palestinesi, criminalità organizzata di vario genere, camorristica e quant’altro, terrorismo di destra e di sinistra.
Leggendo allora in controluce quanto afferma Fioroni si comprende molto bene cosa significa il fatto che “si deve estrapolare tutto il suo racconto e calarlo nel libro di Baresi perché, per quello che riguarda il libro, c’è una questione di cui non ne posso parlare: la parte palestinese”.
Nella relazione che la Commissione Moro presenterà il 15 dicembre prossimo ci sarà un capitolo dedicato ai palestinesi, ma precisa Fioroni “ non parliamo delle carte segretissime che come tali non possono essere oggetto di discussione”.
Solo che le polemiche su queste carte riguardano proprio i fatti che hanno visto Ustica e Bologna drammaticamente protagoniste.
Allora, come ha ricordato ancora Fioroni, tutte queste vicende non sono un problema di storici, ma sono un problema di necessario coraggio politico per chiudere con il passato.
Cosi le parole con cui Fioroni ha iniziato il suo intervento diventano un monito per non fare finta di nulla, e per non far finta che nulla si sappia: “le cose lette all’interno del libro ti danno la capacità di leggere quello che può essere accaduto”.
Non pare ci sia bisogno di altro per chiedere che finalmente si riprendano in mano le carte e si definisca quella verità univoca auspicata anche dal Capo dello Stato Sergio Mattarella.

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